You are hereBlog / Franz's blog / DOLOMITI LEGEND un grande tributo per “EL BRUNO“

DOLOMITI LEGEND un grande tributo per “EL BRUNO“


leggi tutto il resoconto nella sezione "Avventure"
 

Per pura coincidenza, questo nostro progetto si è realizzato proprio nell'"Anno delle Dolomiti" e grazie a questa particolare attenzione che viene dedicata alle nostre montagne, abbiamo trovato un seguito inaspettato (almeno per quanto riguarda il nostro mondo) con blog, mail ecc.

Vogliamo ricordare ancora una volta che l’idea è partita dalla volontà di ricordare il grande Bruno Detassis, "Il Re del Brenta", per le incredibili Vie aperte in anni di esplorazione delle pareti.

Da qui “DOLOMITI LEGEND” un grande tributo per “ EL BRUNO” per rivivere lo stile di chi, in un momento in cui l'alpinismo non fa notizia se non perchè dimostra record estremi, molto spesso legati a fatti anche luttuosi, ha pensato alla purezza e alla libertà dell'arrampicata senza condizionamenti.
E proprio in contraddizione con il nostro stile che abbiamo preferito non fare del tempo un parametro. L'unico parametro è la libertà.

Detassis è stato il capostipite degli alpinisti trentini, un grande dell'alpinismo, un esempio per intere generazioni; così sfogliando la guida del 1977 "Dolomiti di Brenta" del Cai-Tci - di Gino Buscaini ed Ettore Castiglioni, senza contare alcune grandi varianti, abbiamo definito 33 capolavori come le Vie sulla Tosa, sulla Brenta Alta, sul Crozzon, sul Croz dell'Altissimo ad altre, alcune famose e ripetute e altre meno conosciute, praticamente "intatte", come le aveva salite Bruno Detassis la prima volta.
Bruno Detassis aveva solo 16 anni quando salì sulla cima della Paganella, da capocordata, lungo la via normale. Da lassù guardò verso il Brenta, forse proprio allora, sentii che la sua vita sarebbe stata tra quelle rocce e su quelle rocce E così è stato.

Negli anni trenta molte linee naturali come diedri, fessure, spigoli, ecc, erano ancora inviolate e Bruno ha la fantastica opportunità di viverle e di tracciare su queste pareti le sue vie più belle.
Ma a questo vantaggio dobbiamo sottrarre, in quell'epoca di alpinismo pionieristico, il disagio per materiali inadeguati e approssimativi e metodi di progressione ancora poco conosciuti.
L'epoca del sesto grado in Dolomiti fu inaugurata solo nel 1925 e possiamo ben dire che Bruno ne fu uno dei maggiori fautori.
Basti pensare che la maggior parte delle vie che ha aperto sono state fatte proprio negli anni trenta; allora in assenza di materiali specifici, imbracature ecc. si saliva semplicemente con la corda legata attorno al corpo e perciò la sicurezza della cordata era garantita dal fatto di non cadere. Inoltre esistevano i primi chiodi che però erano molto difficili da usare.

Un altro tassello importante da segnalare, nella carriera di Bruno Detassis, sono i suoi compagni di cordata: sopratutto Guide Alpine, forti arrampicatori, oltre che amici, per i quali l'essere tra le montagne, e l'affrontare incognite di una nuova parete, faceva balenare lo stesso lampo, la stessa intima gioia esistenziale che era loro comune.

Per ricordarne alcuni: Gino Corrà, Enrico Giordani, Giorgio Graffer, Ettore Castiglioni, Vitale Bramani, Ulisse Battistata, Rizieri Costazza, Giuseppe Pirovano, Marino Stenico, Gianvittorio Fossati Bellani e tanti altri, moltissimi altri.

Pensiamo che ripetendo le "opere del grande maestro" (che ci ha lasciato l'anno scorso - 09 maggio 2008), sia il modo più bello per salutarlo una volta ancora e per essergli nuovamente grati per quello che ha fatto e per ciò che ci ha lasciato.
Per noi è stato un esempio concreto, soprattutto ora che abbiamo ripetuto diverse sue vie. Solo salendo le "sulle sue pareti" sulle Dolomiti di Brenta ci si accorge di come Bruno ricercava linee eleganti, sopratutto naturali da salire seguendo un suo motto: "cerca il facile nel difficile".

Abbiamo atteso oltre la metà di luglio perché gran parte del Brenta era ancora coperto dalla neve e il meteo non era ancora abbastanza stabile, ma poi, finalmente abbiamo iniziato.

Teniamo a sottolineare - come già anticipato - che non avevamo alcuna intenzione di stabilire "un primato" ma solo di far conoscere questa nuova avventura: la nostra penna è la piccozza e questo è il nostro modo di scrivere un brano o una poesia in ricordo di Bruno Detassis.
Naturalmente tutto è stato fatto a modo nostro, salendo anche più di una via al giorno.
Sono infatti i concatenamenti, il nostro modo di andare in montagna. Un metodo che ci ha sempre contraddistinti, ma questa volta, di proposito, senza il cronometro in mano.

Questa esperienza ci ha permesso di condividere osservazioni sulle sue Vie e sull'evoluzione dell'arrampicata in montagna che c'è stata in questi anni.
Inoltre proprio perchè abbiamo vissuto e stiamo vivendo questa prova come esperienza, siamo stati testimoni di non poche sorprese, positive e negative, come ad esempio un soccorso in parete prestato a due giovani ragazzi ancora inesperti e in grosse difficoltà oppure il ritrovamento di un chiodo “del Bruno” con le sue iniziali impresse, che abbiamo ritrovato sulle punte di Campiglio

Alla fine della nostra "avventura" abbiamo scritto un nostro resoconto, che non vorrà essere soltanto un insieme di informazioni ma soprattutto uno stimolo, la molla per una riscoperta fantastiche Vie di roccia di uno dei personaggi più luminosi della storia dell'alpinismo.
E soprattutto della sua vita libera.

Sul Brenta, Bruno Detassis ha cercato sia le vie più logiche sia quelle più ardite, vi ha accompagnato da Guida Alpina centinaia di persone conquistate dalla passione per il verticale, e vi ha messo le radici gestendo per molti anni il Rifugio Brentei, in alta Val Brenta dapprima, in compagnia della moglie Nella Cristian, triestina, maestra di sci, e poi con i figli Claudio e Jalla.
Solo negli ultimi anni le sue visite si facevano sempre più rade, anche se cercava sempre d'esserci per festeggiare il suo compleanno e per ricordare il legame con le sue pareti.

Mie considerazioni: Molte di queste vie di arrampicata erano da me gia state ripetute in vari periodi e in più occasioni, con la netta sensazione di avere sotto controllo tutta la geografia del gruppo di Brenta; ma con la ripetizione di quelle vie inesplorate ho avuto la netta sensazione di trovarmi in luoghi completamente sconosciuti e insoliti.
Questa è la precisa conferma che all’infuori delle grandi classiche, le altre vie sono abbandonate e possiamo affermare che alcune di queste potrebbero essere per la loro bellezza e difficoltà delle grandi salite. Tutte le vie sono state ripetute con tutta l’attrezzatura normale da arrampicata con in più le protezioni veloci, martello con chiodi, infatti quasi sempre si e dovuto integrare i vari tiri con delle protezioni e in molti casi anche rifare totalmente le soste, all’infuori naturalmente delle poche ripetutissime
Molta soddisfazione il fatto di trovare come al Campanile dei Brentei il libro di vetta in condizioni eccezionali con delle firme di alpinisti che hanno fatto la storia del Brenta, oppure la via della XII Torre di cima Brenta con un bellissimo spigolo finale, oppure finalmente la ripetizione del famigerato diedro della parete nord del Dos di Dalun, tante salite che hanno fatto la storia di B. D.
Una cosa molto interessante che abbiamo scoperto con la ripetizione di queste salite è stata la conoscenza della storia anche personale della vita del Bruno con soprattutto gli stati di basso e alto allenamenti che anche lui è incappato nella sua lunga attività in montagna.
A volte la vita ci riserva delle sorprese e il ripetersi di certe situazioni infatti, l’ultima salita della nostra avventura: la diretta della Paganella, è stata una delle prime vie che il Bruno ha salito nella sua lunga carriera e anche la mia.