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Considerazioni finali


Teniamo a sottolineare, ancora una volta, che l’idea è partita con la chiara volontà di ricordare il grande Bruno Detassis, "Il Re del Brenta", e le sue incredibili Vie aperte in tantissimi anni di esplorazione; con la sola voglia di scrivere “un’altra pagina” in suo ricordo.

E’ vero che abbiamo fatto questo salendo anche più di una via al giorno: sono infatti i concatenamenti il nostro modo di andare in montagna, un metodo che ci ha sempre contraddistinti; ma questa volta, di proposito, senza il cronometro in mano, e senza alcuna intenzione di stabilire un "primato". E’ proprio in contraddizione con il nostro stile che abbiamo preferito non fare del tempo un parametro.

Abbiamo scelto e salito trentatre itinerari, tra cui alcune Vie famose sulla Tosa, sulla Brenta Alta, sul Crozzon e sul Croz dell'Altissimo, miscelandole ad altre meno conosciute, praticamente "intatte", come le aveva salite Bruno Detassis la prima volta. Il tutto per rivivere l’etica e lo stile di chi ha pensato alla purezza e alla libertà dell'arrampicata senza condizionamenti.

Molte di queste vie le avevamo gia ripetute, anche in più occasioni. Ci sembrava di avere sotto controllo tutta la geografia del Gruppo di Brenta. Solo la ricerca e la ripetizione di quelle meno frequentate ci ha dato netta sensazione di trovarci, invece, in luoghi completamente sconosciuti e insoliti.

Questa è la precisa conferma che, all’infuori delle grandi classiche, le altre vie sono spesso abbandonate. Possiamo affermare che alcune di queste potrebbero essere, per l’ambiente nelle quali sono inserite, la loro bellezza e la difficoltà, delle “grandi salite“.

Quasi tutte le vie le abbiamo ripetute con l’attrezzatura da arrampicata messa a disposizione dai “nostri tempi“: sia le protezioni veloci, ma anche il fidato martello con una serie di chiodi. Infatti, quasi sempre, abbiamo dovuto integrare le protezioni esistenti con le nostre e, in molti casi, rifacendo totalmente alcune soste.

Durante il nostro girovagare in Brenta, siamo stati testimoni di non poche sorprese. Da quelle più semplici, come il ritrovamento, sulle Punte di Campiglio, di un chiodo “del Bruno” con le sue iniziali impresse, a quelle più serie come, ad esempio, l’aver fatto un soccorso in parete a due giovani ragazzi, ancora inesperti, in grosse difficoltà.

Un’altra sorpresa da segnalare, che ci ha dato molta soddisfazione, è stato il fatto di trovare, sul Campanile dei Brentei, il libro di vetta ancora in condizioni eccezionali con le firme di alcuni alpinisti che hanno fatto la storia dell’arrampicata in Brenta. Oppure la bellissima e poco conosciuta Via della XII Torre di Cima Brenta con uno spigolo finale eccezionale. Anche la ripetizione del famigerato diedro della parete nord del Dos di Dalun ci ha dato belle soddisfazioni. Questi sono solo alcuni esempi delle tante salite che hanno fatto la storia di B. D.

Un altro particolare molto interessante che abbiamo scoperto, non solo con la ripetizione di queste salite, ma anche leggendo ciò che su di lui è stato scritto, è stata la profonda conoscenza della storia anche personale della vita di Bruno Detassis. Ripercorrendo le sue vie, si può passare, a piacimento, dagli anni trenta fino agli anni settanta. Solo in questo modo si possono notare anche i livelli di allenamento nei quali Bruno è incappato nella sua lunga attività in montagna.
In ogni caso, ci siamo accorti che e sue vie hanno un comune denominatore: la ricerca di linee eleganti, naturali, da salire seguendo sempre un suo motto: "cerca il facile nel difficile". Per noi è stato proprio un esempio concreto.

Questa esperienza ci ha permesso, non solo, la condivisione di queste osservazioni sulle Vie di Bruno Detassis, ma anche un’ottima panoramica sull'evoluzione dell'arrampicata in montagna di questi ultimi anni.

 

 

La nostra avventura si inserisce in un momento in cui l'alpinismo non fa notizia se non perchè dimostra record estremi, molto spesso legati a fatti anche luttuosi,

Per pura coincidenza, questo nostro progetto si è realizzato proprio durante "L’anno delle Dolomiti" e, grazie a questa particolare attenzione che viene dedicata alle nostre montagne, abbiamo trovato un seguito inaspettato (almeno per quanto riguarda il nostro mondo) con vari siti internet, blog, mail ecc.

A volte la vita ci riserva delle sorprese e il ripetersi di certe situazioni infatti, l’ultima salita della nostra avventura, la diretta della Paganella, è stata una delle prime vie che il Bruno ha salito nella sua lunga carriera.