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Le Vie di roccia di Bruno Detassis


Il perché della ripetizione di alcune Vie di roccia di Bruno Detassis è subito detto:
tutto è iniziato un giorno di primavera con la semplice e comune voglia di andare in montagna. E’ stato allora che con i “soliti” sci nei piedi abbiamo salito alcune, poco o per nulla frequentate, cime del Brenta Settentrionale, tra cui anche la probabile prima salita e discesa della Cima Pietra Grande. Durante quell’uscita uno sguardo alle pareti del Sasso Alto ha innescato in noi la voglia di fare anche dell’altro.

Poche settimane dopo, infatti, eravamo di nuovo in Val Gelada, ancora con gli sci, ma questa volta, solo per raggiungere l’attacco di uno stupendo e ripidissimo canale di ghiaccio e roccia. Una bellissima salita condita dal fatto che su quelle pareti, forse, eravamo i primi a salire.

E’ stato proprio durante il rientro da questa ennesima uscita che, tra una chiaccherata e l’altra, abbiamo deciso, innanzitutto di rimanere in Brenta e, in secondo luogo, di continuare con l‘arrampicata e l‘ulteriore scoperta/riscoperta delle “Pareti Nascoste” che questo nostro amato gruppo dolomitico poteva riservarci.

Le idee ed i progetti che tenevamo nel cassetto erano molti, ma questa volta la nostra nuova esperienza in montagna voleva essere diversa dalle precedenti. Non più stabilire un primato o un nuovo concatenamento, ma semplicemente andare in montagna per il puro gusto di farlo, senza correre, e con le giuste pause.

Perché, allora, non rimanere in Brenta ad arrampicare ? Arrampicare… un’attività che richiede concentrazione e quindi di per sè un’attività lenta, proprio ciò che volevamo.

La decisione era stata presa: “vivere il Brenta arrampicando“. Ma su quali linee, su quali Vie di roccia ? La scelta più naturale, la più bella: ripercorrere ciò che Bruno Detassi aveva fatto! Un ulteriore modo per ricordarlo ancora una volta a modo nostro.
Quindi, ci siamo messi subito al lavoro: semplicemente sfogliando la guida delle “Dolomiti di Brenta” (Cai-Tci - di Gino Buscaini ed Ettore Castiglioni del 1977). Facendo questo è venuto subito in evidenza che, senza contare alcune grandi varianti, di vie di roccia di Bruno Detassis, ne abbiamo trovate più di 75!

Per rimanere in linea con l’idea che questa volta non dovevamo correre, ne stabilire un primato, abbiamo deciso di ripercorrerne solo alcune: includere certamente le più belle e famose ma anche non tralasciare quelle che sono sempre più abbandonate… proprio sulle “nostre pareti nascoste“.

L’avventura è iniziata il 19 Luglio 2009 con il Brenta ancora ricoperto dalla neve, ed‘ è terminato in una fredda giornata di inizio Novembre. In diciotto giornate complessive, abbiamo ripercorso poco più di una trentina di Vie: certe famose e ripetute e certe meno conosciute, praticamente “intatte”, come le aveva salite Bruno Detassis la prima volta. Dai capolavori come le Vie sulla Tosa, sulla Brenta Alta, sul Crozzon, sul Croz dell’Altissimo ad altre, forse meno rilevanti, ma sicuramente altrettanto ardite.

Naturalmente sappiamo che “tra le righe” si capirà che l’abbiamo fatta “a modo nostro”: se possibile salendo anche più di una via al giorno. Sono infatti i concatenamenti, il nostro modo di andare in montagna. Un “metodo“ che ci ha sempre contraddistinti, ma questa volta, di proposito, senza il cronometro in mano. Lo abbiamo fatto nelle pause che il lavoro ci offriva, senza l’intenzione di farlo con continuità. Ci siamo trovati di volta in volta con la semplice voglia di frequentare il Brenta, come aveva fatto lui. L’intento principale è stato quello di conoscere e far conoscere, ancora una volta, quello che lui aveva fatto.