You are hereIl patriarca degli “Alpinisti Trentini”

Il patriarca degli “Alpinisti Trentini”


Aveva solo 16 anni quando salì sulla cima della Paganella, da capocordata, lungo la via normale. Da lassù guardò verso il Brenta, forse proprio allora, sentii che la sua vita sarebbe stata tra quelle rocce e su quelle rocce. E così è stato. Bruno Detassis è stato il capostipite degli alpinisti trentini. Sicuramente un grande dell'alpinismo, un esempio per intere generazioni di alpinisti.

Per noi un’esempio ancora più concreto, soprattutto ora che abbiamo ripetuto alcune sue vie. Solo salendo, “sulle sue pareti”, le Dolomiti di Brenta ci si accorge di come Bruno ricercava linee eleganti, sopratutto naturali da ripetere seguendo uno dei suoi motti… "…cerca il facile nel difficile".

Negli anni trenta molte linee naturali come diedri, fessure, spigoli, ecc, erano ancora inviolate e Bruno ha avuto la fortuna di vivere proprio quest’epoca. Un’epoca d’oro, per quanto riguarda le salite alpinistiche. Avere “a disposizione il Brenta” con poche pareti salite e ancora molto da scoprire è stato per lui una grossa opportunità per tracciare alcune tra le vie più belle. Ma a questo vantaggio dobbiamo sottrarre, visto che a quell’epoca esisteva solo l’alpinismo pionieristico, il disagio per il materiale e i metodi di progressione che erano ancora poco conosciuti e da sviluppare.

Se pensiamo che l’epoca del sesto grado in dolomiti fu inaugurata solo nel 1925, possiamo ben dire che anche lui ne è stato uno dei maggiori fautori. Basti pensare che la maggior parte delle vie che ha aperto sono state fatte proprio negli anni trenta. allora in assenza di materiali specifici, imbracature ecc. si saliva semplicemente con la corda legata attorno al corpo e perciò la sicurezza della cordata era garantita dal fatto di non cadere. E’ vero che esistevano i primi chiodi, ma erano molto difficili da usare, tanto da preferire, se non strettamente necessario, il fatto di non usarli.

Nel Brenta Bruno Detassis ha scritto alcune tra le pagine più belle, vi ha cercato sia le vie più logiche sia quelle più ardite, vi ha accompagnato da Guida Alpina centinaia di persone conquistate dalla passione per il verticale, e vi ha messo le radici. Infatti, dopo una breve gestione del Rifugio XII Apostoli, nel 1949, su invito di Gian Vittorio Fossati Bellani, prese in gestione il Rifugio Brentei, in alta Val Brenta.

Il Rifugio Brentei è stato gestito da lui per tantissimi anni: d’apprima, in compagnia della moglie Nella Cristian, Triestina, maestra dgli sci, conosciuta a Sestriere, che sposò nel 1939 e poi con i figli Claudio e Jalla. Solo negli ultimi anni lasciò la piena gestione al figlio Claudio. Comunque al rifugio cercava sempre d’esserci, almeno per festeggiare il suo compleanno e per ricordare il legame con quelle pareti.

Tornando a parlare delle Vie di roccia, non bisogna tralasciare un altro tassello importante, nella sua carriera: i suoi compagni di cordata. Sopratutto forti arrampicatori, Guide Alpine, oltre che amici, per i quali l'essere tra le montagne, e l'affrontare incognite di una nuova parete, faceva balenare lo stesso lampo, la stessa intima gioia esistenziale che era loro comune. Per ricordarne alcuni: Gino Corrà, Enrico Giordani, Giorgio Graffer, Ettore Castiglioni, Vitale Bramani, Ulisse Battistata, Rizieri Costazza, Giuseppe Pirovano, Marino Stenico, Gianvittorio Fossati Bellani e tanti altri, moltissimi altri.

Quest’estate, su alcune delle sue vie di roccia, è il Bruno che abbiamo riscoperto: una persona semplice ma molto profonda, un amico al quale chiedere in ogni momento un consiglio, un’alpinista che trasmetteva sicurezza a prima vista.